HOME
ATTIVITÀ
BIGLIETTI
EX NEWS
PRESS
ARCHIVIO
NETWORK
SOUVENIRS
CONTATTI

idjhs drith
orhgrgofj
otirdshfg
jdixhtuixdh


© 2019 etc.etc.
Partita iva 05288900870

JULIA KENT




RASSEGNA STAMPA
 
Julia Kent is like diamond, her music shine, amazing!!!!!
tarahumare
 
I_ love a good chello, that thrives up by the roots of youre hart! Marvellous!
christelsk
 
True beauty song, Julia Kent is a miracle beyond this world, truly amazing!!!!!!
tarahumare
 
YouTube
 
 
"È inconsueto e levigato il rigore con cui Julia Kent rende attuale il suono di uno strumento classico [...]". 
 Programma di sala Efestiade / 7 agosto 2012  – 954 KB
 
 
“Un bellissimo album che in quest'epoca di surrogati si distingue come un lavoro profondamente personale e impegnato da una musicista di grande talento”.
Freqzine.net
 
 
"Violoncellista elegante e intensa, Julia Kent porta avanti da qualche anno un progetto solista nel quale eleva il suo strumento a protagonista assoluto di partiture dense di suggestioni cinematiche, dal carattere malinconico e minimale. [...]
Con la sua capacità di disvelare mondi, attraverso un'interpretazione del suo strumento comunicativa come non mai, in Green And Grey Julia Kent consegue una matura autosufficienza espressiva nel bilanciamento tra violoncello e texture elettroniche, del tutto simmetrico a quello tra istinto naturale e razionalità umana, che del lavoro ha costituito la fonte concettuale, in esso positivamente tradotta con acume e spiccata sensibilità".
OndaRock
 
 
 
"[...] A parte alcuni loops, io faccio tutto col mio strumento. Dicono che la mia musica sia molto cinematografica, che suggerisca delle immagini, cerco solo di suggerire o scatenare emozioni". Racconta che Delay fu ispirato dall'atmosfera degli aeroporti (Gardermoen è il nome dello scalo di Oslo), nel periodo in cui con Antony viaggiava come una trottola. "Sapevo che non era un'idea originale, che Brian Eno aveva già pubblicato un disco ambient, Music for airports. Io però mi sono mossa in un'altra direzione. Un aeroporto può anche essere teatro di grandi emozioni: incontri, separazioni, addii. Ne ho viste di scene! L'ultimo cd, Green and grey, è invece ispirato alla natura, all'intervento degli uomini su di essa e al modo in cui le due cose interagiscono. Mi affascina il potere che ha la natura di distruggere anche le più sofisticate opere di ingegneria, come è successo col terremoto in Giappone". 
Fu la madre violinista che la introdusse alla musica classica. "In casa mia pop e rock erano banditi - e per la verità non ne ho mai sentito la mancanza. I miei idoli sono tutti compositori classici, Stavinsky in prima linea. Quando poi ho cominciato a studiare il violoncello, ho incominciato ad amare compositori contemporanei come Arthur Russell, quegli artisti che usavano lo strumento in maniera anticonvenzionale". Nata a Vancouver, Julia Kent si trasferì sedicenne a Bloomington, dove frequentò il conservatorio dell'Indiana University. "Quando arrivai a New York ebbi una specie di shock culturale. Mi sembrò di atterrare su un altro pianeta. L'energia che la città sprigionava era pazzesca. Era il 1989, un periodo di grande fermento musicale, ma io non avevo aspettative, sono onesta. Quel che volevo era sopravvivere. Non pensavo che ce l'avrei fatta con il solo violoncello, così incominciai a frequentare dei corsi di giornalismo [...].
Il pop? Non fa per me. Mi interessa seguire il mio percorso, un percorso difficile, faticoso, soprattutto quando sono in tour. Viaggio da sola, non ho una segretaria né un tecnico né qualcuno che mi aiuti a scaricare i bagagli. Sono il tecnico del suono, la roadie e l'artista in una sola donna. [...] 
La mia casa discografica è la Rete. Un'artista indipendente come me non sarebbe neanche esistita se non ci fosse stato Internet. Posso incidere la mia musica, farla ascoltare e venderla. Non tutte siamo lady GaGa. All'industria del disco ormai resta solo il pop. Quello piace sempre, come la cioccolata".
LaRepubblica